Archivio Autore: Gerardo Liguori

Istat: in 10 anni raddoppiato il numero di chi cerca lavoro

Negli ultimi 10 anni il numero di chi è in cerca di un’occupazione è raddoppiato, passando dai 1,5 milioni del 2007 ai 2,9 milioni dello scorso anno (+96,3%). Il tasso di disoccupazione è passato dal 6,1% all’11,2% (+5,1 punti percentuali), mentre l’occupazione è calata dal 45,8% al 44,2% (-1,6 punti percentuali).

In termini assoluti il numero di occupati è aumentato, passando da 22,9 milioni a 23 milioni (+0,6%). Tuttavia nello stesso periodo la forza lavoro è cresciuta in misura ben maggiore, da 24,4 milioni a 25,9 milioni, con un incremento del 6,4%.

ll tasso di disoccupazione rimane il quarto valore più alto tra i Paesi Ue28

I dati sono contenuti nelle tabelle dell’Istat ed elaborati dall’Adnkronos. A spingere verso l’alto il numero di persone in età lavorativa è anche l’aumento della popolazione over 15, che da 50 milioni è salito a 52 milioni, registrando un +4,1%.

Il tasso di disoccupazione, ricorda l’Istituto di statistica nel dossier Il mercato del lavoro: verso una lettura integrata 2017, ”rimane il quarto valore più alto tra i Paesi Ue28”. La distanza con l’Europa, si sottolinea nel rapporto, ”risente delle forti differenze territoriali presenti nel nostro Paese, accentuatesi ulteriormente con la crisi e anche nella fase di ripresa”.

Inoltre, se la crisi ha ampliato i divari territoriali, si osserva nel dossier, ”ha ridimensionato invece il divario di genere, colpendo soprattutto i settori di attività con maggiore presenza maschile”.

“L’elevato tasso di disoccupazione in parte è conseguenza della sensibile riattivazione dell’offerta di lavoro”

L’Istat spiega come l’elevato tasso di disoccupazione sia ‘ in parte conseguenza della sensibile riattivazione dell’offerta di lavoro, dovuta al ciclo favorevole”. Un aspetto interessante per valutare in modo più ampio il fenomeno si può avere confrontando i posti vacanti e la disoccupazione, da cui emerge ”un andamento coerente con quello che ci si aspetta dopo una contrazione economica: un aumento del tasso di posti vacanti”.

Dall’inizio degli anni ’90 a oggi l’età media delle forze lavoro è cresciuta

La ripresa della domanda di lavoro, si osserva, è condizionata da diversi fattori, tra cui ”spiccano i cambiamenti demografici”. Dall’inizio degli anni ’90 a oggi, l’età media delle forze lavoro è cresciuta di 2 anni in più rispetto all’incremento dell’età media della popolazione della stessa età.

”Il calo della quota dei 15-34enni sul totale delle forze di lavoro 15-69 anni è stato più sensibile rispetto a quello osservato sulla popolazione, mentre è stato più forte l’aumento di quello delle fasce dai 35 ai 54 anni e dai 55 ai 69 anni”, spiega ancora l’Istituto.

Imprese italiane, le più tassate d’Europa

Le imprese italiane sono le più tassate d’Europa. E versano al fisco 101,1 miliardi di euro l’anno, per un’incidenza del prelievo sul gettito fiscale totale del 14,1%. Solo l’Olanda (14,2%) ci supera. Lo rileva la Cgia di Mestre, sottolineando che rispetto ai nostri principali competitor scontiamo differenziali preoccupanti. Tutti, infatti, presentano un “sacrificio fiscale” nettamente inferiore al nostro. Sulle aziende tedesche, ad esempio, grava un prelievo sul gettito totale del 12,3%, sulle spagnole dell’11,6%, su quelle britanniche dell’11,4% e sulle francesi del 10,2%.

“Il deficit infrastrutturale grava sul sistema produttivo per 40 miliardi di euro”.

“Sebbene alle nostre imprese sia praticamente richiesto lo sforzo fiscale più oneroso d’Europa – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – lo Stato continua a non agevolarne la crescita”. Secondo Zabeo il debito commerciale della nostra PA nei confronti dei propri fornitori è di 57 miliardi di euro, di cui una trentina ascrivibili ai ritardi nei pagamenti. “Il peso economico dell’inefficienza burocratica della macchina pubblica sulle Pmi – continua Zabeo – è di 31 miliardi, e il deficit infrastrutturale, sia materiale che immateriale, grava sul sistema produttivo per almeno 40 miliardi di euro”.

I segnali di ripresa si stanno affievolendo

L’Ufficio studi degli Artigiani di Mestre sottolinea inoltre che la priorità in Italia è la questione economica. I segnali di ripresa registrati in questi ultimi 2 anni si stanno affievolendo, e anche quest’anno la crescita sarà la più contenuta in tutta l’Ue. Per questo è necessario intervenire per abbassare le tasse, alleggerire l’oppressione burocratica, accelerare i pagamenti della PA e tornare a investire. In merito agli investimenti il Segretario della Cgia, Renato Mason, sottolinea che “pur essendo uno strumento intelligente, il piano 4.0, fortemente voluto dall’ex ministro Calenda, è stato tarato sulle esigenze delle medie e delle grandi aziende”.

“Il grado di complessità raggiunto dal fisco scoraggia la voglia di fare impresa”

Oltre ad avere un peso fiscale che rimane tra i più elevati tra i paesi più avanzati, la Cgia ricorda che è altrettanto inaccettabile che il grado di complessità raggiunto dal fisco scoraggi la libera iniziativa e la voglia di fare impresa. Non è nemmeno più rinviabile una riflessione sull’assetto della magistratura giudiziaria, riferisce Ansa. “Il nostro sistema fiscale  è costituito da tre attori: il legislatore, l’amministrazione finanziaria e la giustizia tributaria – sottolinea Zabeo -. Ora, nessuno mette in discussione l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici tributari, sta di fatto che il problema esiste e nel contenzioso giuridico tra fisco e contribuente lo squilibrio c’è e, purtroppo, è a svantaggio di quest’ultimo”.

Viaggi d’affari, i businessman li vogliono così

Come viaggiano per lavoro manager e addetti delle aziende del pianeta? Quali sono le loro esigenze e soprattutto le loro priorità? A questa e altre domande risponde una recente ricerca commissionata da Carlson Wagonlit Travel, società globale di gestione dei viaggi d’affari.

Meglio i punti fedeltà della sicurezza

Un po’ a sorpresa, si scopre dall’indagine che tre viaggiatori d’affari su dieci nel mondo sono disposti a sacrificare la propria sicurezza per guadagnare punti nei programmi fedeltà delle catene alberghiere. I viaggiatori americani sono i più inclini a questo comportamento (39%), seguiti dagli europei (34%) e da quelli provenienti dall’Asia Pacifico (28%). Per quanto riguarda i nostri connazionali, le percentuali cambiano un po’. Il valore risulta inferiore rispetto alla media europea e tra i più bassi del Vecchio Continente: infatti i viaggiatori d’affari italiani disposti a soggiornare in alberghi meno sicuri pur di ottenere punti fedeltà rappresentano il 29%, una percentuale comunque elevata. “Evidentemente, i viaggiatori sono molto concentrati sui loro punti fedeltà degli hotel, farebbero di tutto per ottenere quei benefici. Un modo per rispondere a questa sfida, evitando severe restrizioni, è lasciare che i viaggiatori collezionino punti per prenotazioni in linea con la policy aziendale” dice David Falter, President di RoomIt by CWT.

Albergo, cosa fa paura ai viaggiatori d’affari? Un intruso in camera il primo timore
Quasi uno su tre (30%) dei viaggiatori d’affari dell’Asia Pacifico ha espresso preoccupazioni per la sicurezza negli hotel. Tale percentuale si riduce al 27% per i viaggiatori provenienti dall’America e al 23% per i viaggiatori europei, mentre si attesta al 28% per quelli italiani. Alla domanda su cosa li fa sentire insicuri, esattamente la metà dei viaggiatori intervistati a livello globale ha dichiarato di preoccuparsi che un intruso possa entrare nella loro camera d’albergo. Quattro viaggiatori su dieci hanno affermato di temere che il personale dell’hotel dia inavvertitamente la chiave della loro camera o informazioni a un estraneo (41%) o di subire disagi causati dalle azioni di altri ospiti (40%).  Un terzo degli intervistati, infine, ha identificato gli incendi (36%) e gli attacchi terroristici (33%) come cause della loro preoccupazione.

Italiani più insicuri?

Per quanto riguarda i viaggiatori italiani, si scopre che questi sono più timorosi rispetto ai colleghi internazionali. La percentuale di viaggiatori d’affari che teme una possibile intrusione da parte di estranei durante il soggiorno sale al 59%, risultando la preoccupazione più diffusa tra i nostri connazionali. Seguono il timore di attacchi terroristici (36%), del rilascio involontario della chiave ad estranei (33%), di disagi derivanti da altri ospiti (32%) e di incendi (30%). La sicurezza in hotel è inoltre legata per il 39% dei viaggiatori italiani intervistati alla posizione dell’hotel.

Quali precauzioni prendono i viaggiatori per stare al sicuro negli hotel? 
Ovviamente, la maggior parte degli intervistati risponde che per stare al sicuro tiene sempre la porta della camera chiusa la chiave (75%). Più di un terzo dei viaggiatori intervistati (37%) ha dichiarato di rimuovere la chiave della stanza dal suo astuccio, in modo che nessuno possa collegare la chiave al numero della camera. I viaggiatori provenienti dall’America (42%) sono più propensi a farlo rispetto a quelli provenienti da altre regioni. Un’altra tattica, adottata dal 30% dei viaggiatori a livello globale e dal 35% in Asia Pacifico, è quella di mettere il cartello ”non disturbare” sulla porta quando escono dalla stanza. Ancora, circa il 25% degli intervistati (25%) sceglie un piano più alto quando possibile, mentre il 15% sceglie un piano più basso.

LinkedIn festeggia i suoi primi 15 anni

Proprio in questi giorni LinkedIn, la più grande rete professionale online del mondo, compie 15 anni di vita. Nata nel 2003 come la prima piattaforma di social media per professionisti, nella sua prima settimana di vita LinkedIn ha raggiunto 2.708 utenti, che due anni dopo sono diventati 2 milioni. E in 15 anni ha raggiunto oltre 562 milioni di utenti a livello globale.

Oggi, con oltre 11 milioni di utenti, in Italia LinkedIn rappresenta la terza community europea di workers 4.0, collocandosi subito dopo la Francia, con 16 milioni di profili professionali attivi sulla piattaforma, e l’Inghilterra, al primo posto in Europa con oltre 25 milioni di utenti.

“Quando abbiamo aperto la sede italiana nel 2011 c’erano poco più di due milioni di iscritti”

“Quando abbiamo aperto la sede italiana nel 2011 c’erano poco più di due milioni di iscritti al network – commenta Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn -. Poter annunciare oggi di aver quintuplicato questo numero in poco più di sei anni ci rende orgogliosi del nostro lavoro e di far parte di un progetto che ogni giorno aiuta milioni di persone ad avere successo nella propria carriera”.

Una piattaforma che si evolve adattandosi alla nuova era digitale

Originariamente pensata per trovare lavoro in maniera semplice e creare connessioni, la piattaforma è diventata velocemente un luogo dove i suoi utenti potevano interagire e discutere di argomenti importanti per sé e per il futuro delle proprie carriere. “Proprio come il mondo del lavoro LinkedIn si è evoluto – continua Albergoni – trasformandosi e adattandosi alla nuova era digitale, seguendo trend come la veloce crescita del settore tecnologico o il continuo sviluppo di segmenti dell’innovazione come l’intelligenza artificiale, il controllo vocale e la robotica”.

Un ventaglio di opportunità lavorative sempre più ampio

Anche la varietà delle professioni rappresentate è aumentata, riferisce Adnkronos, evidenziando la propensione dei lavoratori italiani verso il mondo della finanza, della moda, delle startup e dell’industry 4.0.

“Un segnale questo che sottolinea come ormai il ventaglio di opportunità presenti sulla nostra piattaforma non si riferisca più a una singola categoria di lavoratori”, aggiunge Albergoni.

Insomma, “che tu sia un pilota o un insegnante di yoga, un venditore o un tester di birre hai a tua disposizione una community di oltre 11 milioni di persone in Italia, e oltre mezzo miliardo a livello globale, che possono aiutarti a raggiungere i tuoi successi professionali”, sottolinea Albergoni

Riconfermato il Bonus di 600 euro per le mamme che lavorano

Il Bonus per le mamme lavoratrici è stato riconfermato dalla Legge di Bilancio 2017. Introdotto nel 2012 in via sperimentale, il voucher da 600 euro può essere utilizzato dalle neomamme che lavorano per pagare la baby sitter oppure l’asilo nido, pubblico o privato convenzionato. Il Bonus, ribattezzato Contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting, è destinato alle madri che non usufruiscono del congedo parentale. Le aspiranti beneficiarie, in possesso dei requisiti richiesti, possono accedere al contributo anche per più figli, presentando una domanda per ogni figlio.

L’importo viene erogato per un periodo massimo di sei mesi

L’importo del contributo è pari a 600 euro mensili, ed è erogato per un periodo massimo di sei mesi (tre mesi per le lavoratrici autonome), divisibile solo per frazioni mensili intere, in alternativa alla fruizione del congedo parentale, comportando conseguentemente la rinuncia allo stesso da parte della lavoratrice. Il beneficio, spiega l’Inps nel messaggio n.1428 del 30 marzo, consiste in due forme di contributo, alternative tra loro: il contributo per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, e il contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting erogato secondo le modalità del Libretto Famiglia, riporta Adnkronos.

Chi ne può beneficiare?

Possono accedere al beneficio le seguenti categorie di lavoratrici: le dipendenti di amministrazioni pubbliche o di privati, le lavoratrici iscritte alla Gestione separata Inps che, al momento della presentazione della domanda, si trovino ancora all’interno degli 11 mesi successivi alla conclusione del periodo di indennità di maternità, le lavoratrici autonome o imprenditrici che abbiano concluso il teorico periodo di fruizione dell’indennità di maternità e per le quali non sia decorso 1 anno dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del minore (nei casi di adozione e affidamento). Anche le lavoratrici part-time potranno fruire del contributo, ma in misura proporzionata in ragione del ridotto numero di ore lavorate.

La domanda va presentata entro il 31 dicembre 2018

La domanda va presentata all’Inps esclusivamente attraverso uno dei seguenti canali: servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto, enti di patronato, avvalendosi dei servizi telematici offerti dagli stessi, e Contact Center. La presentazione della domanda è consentita fino al 31 dicembre 2018, o comunque fino a esaurimento dello stanziamento dei fondi. I termini da rispettare variano, inoltre, in base alla categoria delle lavoratrici

NCC a Monza, che bello quando è green

Oggi vogliamo parlavi di GreenLimo, un servizio operato da un’azienda storica di Arcore che assiste da anni aziende ma anche privati nel noleggio con conducente. Questa tipologia di servizio, chiamata spesso per abbreviare NCC, è particolarmente richiesta laddove la discrezione, la professionalità ed in generale il livello del trasporto debba rispondere a determinati standard o requisiti. Oppure quando il cliente ha la necessità di spostarsi su molteplici tappe nell’arco della stessa giornata, ed ha quindi la necessità di un conducente che possa attenderlo ed accompagnarlo lungo l’arco di diverse ore.

Sull’NCC c’è poco di nuovo da dire, ma su GreenLimo sì: cosa ne pensate di un servizio interamente green, operato con veicoli 100% elettrici? Come dite, c’è già il car sharing? Certo, ma siamo a Monza… Un servizio di NCC Monza possiamo già definirlo una cosa rara, se poi viene svolto con mezzi che rispettano l’ambiente e sono orientati al futuro, ecco che l’innovazione va premiata. In particolare, GreenLimo si avvale della nuovissima Tesla, garantendo al contempo comfort di guida, silenziosità e, ovviamente, grande cura dell’ambiente, con emissioni nocive pari a zero.

Il nostro blog è orientato a raccontare storie di imprenditori di successo, ecco quindi che non poteva mancare Greenlimo, che chiaramente non è solo un servizio green ma anche puntuale, professionale e variegato, visitate il sito www.greenlimo.it per saperne di più.

Italia campionessa di sommerso

Brutto, bruttissimo titolo per il nostro Paese. L’Italia si colloca infatti al primo posto tra i principali Paesi dell’area euro per l’alto livello di economia illegale. A decretarci vincitori in questa triste classifica è il nuovo Working Paper pubblicato dal Fondo monetario internazionale. Si tratta di un’analisi che esamina il livello medio negli ultimi 25 anni della ‘shadow economy’, intesa come tutto l’insieme di attività nascoste alle autorità per motivi regolatori (per evitare le procedure burocratiche e regolamentari), monetarie (per evadere il pagamento di tasse e contributi) e istituzionali (corruzione).

In Italia “nascosto” l’equivalente del 24,9% del Pil tra il 1991 e il 2015

In base allo studio, in Italia la percentuale media di sommerso tra il 1991-2015 è stata pari al 24,9% del Pil. Subito dopo l’Italia fa appena meglio la Spagna dove il sommerso ha raggiunto in media il 24,5% del prodotto interno lordo. Nelle principali economie della zona euro, c’è solo un Paese messo peggio dell’Italia e della penisola iberica:  si tratta della Grecia, paese di cui è noto l’alto tasso di evasione dei suoi contribuenti, con il 27% di economia illegale rispetto al prodotto interno lordo nello stesso arco di tempo. Numeri molto diversi, e decisamente più bassi, per altre nazioni di Eurolandia: il Portogallo si è fermato a una media del 21,8%; la Francia del 14%, mentre in Germania l’economia illegale media è stata pari all’11,9%.

Austria, Lussemburgo e Olanda i paesi più onesti

Sempre in ambito euro, lo scettro del paese più virtuoso spetta all’Austria: nella nazione di Vienna si è registrata la quota media più bassa d’Europa per attività non dichiarate con l’8,9% tra il 1991-2015. Nel Vecchio Continente, si collocano decisamente tra i “buoni” il Lussemburgo, dove la shadow economy si è fermata in media al 10,6% del Pil, stesso livello più o meno in Olanda con il 10,7%.

Svizzera supervirtuosa

Nostra vicina di casa ma fuori dall’Unione Europea, la Svizzera si conferma il paese più virtuoso al mondo. La quota di sommerso si è fermata al 7,2%. Ottimi livelli di onestà anche in Gran Bretagna, con un percentuale media dell’11% del Pil, mentre negli Usa il “nascosto” è bloccato all’8,3% del Pil.

I paesi maglia nera al mondo

Analizzando anche i paesi fuori dall’Europa, quelli con la posizione peggiore sono la Bolivia con un livello medio di sommerso al 62,3% del Pil nell’arco di 25 anni, seguita dall’instabile Zimbabwe con il 60,6%.

Fra le economie emergenti la Cina ha visto una quota media di economia non dichiarata del 14,6% nel 1991-2015; in Brasile si è attestata al 37,6% e in Russia al 38,4%.

Facebook, anche il social network diventa un assistente da salotto?

Facebook si evolve ulteriormente e, dopo gli spazi dedicati alle notizie e ai cambiamenti che riguardano il posizionamento e la visualizzazione delle news postate da amici e contatti stretti, adesso vira verso altre soluzioni decisamente più smart. L’annuncio è di questi giorni: per ora si tratta di rumors, ma pare che il colosso di Marck Zuckerberg sia pronto a sfidare Amazon e Google sul terreno dei dispositivi che fanno da assistente ‘smart’ in salotto.

Cosa ha in cantiere Facebook e cosa dobbiamo aspettarci?

In base alle notizie riportate dalle maggiori agenzie di stampa, come l’Ansa, Facebook – che a oggi conta un patrimonio monster di circa due miliardi di utenti – starebbe mettendo a punto un display intelligente per consentire dalla poltrona di casa video chat e altre funzioni social. Come dicevamo, si tratta al momento di “chiacchiere” non confermate dal diretto interessato: l’indiscrezione è riportata dal sito Cheddar. In base alle anticipazioni, il nuovo dispositivo, che potrebbe essere battezzato Portal, dovrebbe essere svelato alla conferenza degli sviluppatori di maggio e lanciato sul mercato nella seconda metà dell’anno.

Facebook vuole ritornare nel mercato dell’hardware?

Per Facebook questo cambio di rotta significherebbe un passo importante nella direzione del segmento dell’hardware. A dirla tutta, il social si è già avvicinato a questo mondo per ben due volte: la prima con il tentativo, non andato a buon fine,  in collaborazione con il produttore di smartphone Htc e la seconda, che invece ha avuto successo, relativa allo sviluppo dei visori per la realtà virtuale Oculus. Con Portal la compagnia di Menlo Park entrerebbe in concorrenza diretta con Echo Show, l’altoparlante con display di Amazon, e gli altri dispositivi simili pronti al lancio ed equipaggiati dell’assistente virtuale di Google.

Portal, comandi vocali e accesso a un mondo di servizi online

A oggi, si conosce solo quello che è stato riportato in via non ufficiale. La nuova incursione nel campo di Facebook dovrebbe giocarsi sullo stesso terreno dei principali competitors. “Anche Portal si userà coi comandi vocali e, sempre secondo indiscrezioni, sarà equipaggiato con una fotocamera in grado di riconoscere volti e associarli agli account Facebook. Il dispositivo sarà inoltre la porta d’accesso per altri servizi online, come la musica in streaming di Spotify e la tv online di Netflix”. Aggiunge ancora Cheddar: “La compagnia starebbe ragionando su un prezzo non proprio economico di circa 500 dollari (il doppio dell’Echo Show di Amazon) ma la cifra potrebbe essere rivista al ribasso per spingere le vendite”.

La mappa delle strade più pericolose d’Italia: il primato alla tangenziale Est di Milano

Occhio quando ci si mette alla guida, specie su determinati percorsi. Il tasso di incidenti, infatti, non è lo stesso su tutti i tracciati italiani. Ecco, tradotto in percentuali, il rischio che si corre al volante per tipologia di tratto: 7,5 incidenti su 10 avvengono sulle strade urbane, 2,5 sulle extraurbane. Gli incidenti aumentano su tutte le tipologie di strada (+2% autostrada, +1,2% extraurbane, +0,5% urbane), ma per fortuna diminuiscono morti (-10,2%) e feriti (-0,4%) sulle autostrade. Sono i dati essenziali che emergono da “Localizzazione degli incidenti stradali 2016”, lo studio, realizzato dall’ACI, che analizza i 36.885 incidenti, con 1.264 decessi e 59.886 feriti, avvenuti su circa 55.000 chilometri di strade del Belpaese.

Tangenziale Est, allarme tra i chilometri 10 e 12

La Tangenziale Est di Milano A51, e in particolare il tratto compreso tra il chilometro 10 e il chilometro 12 (ovvero tra le uscite Cascina Gobba e Cologno Sud), è la strada più pericolosa d’Italia. Questo percorso ha il triste primato di una media di 23 incidenti per km ogni anno, contro la media nazionale che è di 1,9 incidenti km/anno. Al secondo posto di questa classifica s’incontra la Strada Statale 036 del Lago di Como e dello Spluga (19,5 incidenti per km/anno tra i km 13 e 17) e l’Autostrada A4 Torino-Trieste (18,5 incidenti per km/anno tra i km 135 e 137).

Più pericolosi i tratti urbani

A livello generale viene evidenziato che ogni 10 sinistri ne avvengono 7,5 sulla viabilità cittadina e 2,5 su quelle extra-urbane, ma la maggiore densità di incidenti è relativa ai tratti autostradali (come le tangenziali) in vicinanza delle grandi città. Le statistiche relative al 2016 evidenziano un aumento del numero di incidenti (+2% in autostrada, +1,2% sulle extraurbane e +0,5% su quelle cittadine) ma con un inferiore numero di morti (-10,2%) e di feriti (-10,4%) sulle autostrade.

Moto e biciclette, sale l’indice di mortalità

Il pericolo aumenta esponenzialmente se si viaggia sulle due ruote. L’analisi dell’ACI accende l’attenzione anche sul diverso livello di pericolosità della rete stradale per i mezzi a due ruote, biciclette comprese. Questa utenza è infatti coinvolta nel 24% degli incidenti stradali, con un indice di mortalità molto più elevato di quello delle quattro ruote, con 1,5 morti ogni 100 mezzi coinvolti in incidente, per motocicli e biciclette, rispetto allo 0,66 delle auto. Anche il tipo di strada ha conseguenze sulla incidentalità per i mezzi a due ruote: i tratti più pericolosi sono tutti sulle Strade Statali.

Guida autonoma in arrivo in Europa? 13 case automobilistiche la stanno testando insieme

Presto avremo sulle strade della Vecchia Europa delle auto a guida autonoma? Forse sì. Un pool di aziende europee starebbe infatti testando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie in ambito mobilità. E la guida autonoma, così come sta accadendo in diverse aeree del mondo, sembra essere una delle priorità.

Un consorzio Made in Europe

Come riporta l’agenzia di stampa Ansa, nel Vecchio Continente ha preso vita un consorzio di ricerca a livello europeo diretto dal Gruppo Volkswagen. Questo gruppo di case automobilistiche ha come obiettivo dare una decisa svolta nell’ambito della guida autonoma. Il progetto di ricerca in merito – battezzato L3Pilot – ha recentemente avviato le proprie attività quadriennali, il cui fulcro è la guida autonoma sulle strade europee. Se la direzione è affidata al Gruppo Volkswagen, il pool è molto esteso. Ne fanno parte ben 13 gruppi automobilistici europei – Audi, Bmw, Centro Ricerche Fiat SCPA, Daimler, Ford, Honda, Jaguar Land Rover, Opel, PSA, Renault, Toyota e Volvo – oltre a fornitori, istituti di ricerca, università e piccole medie imprese. Insieme, introdurranno nel sistema di trasporto pubblico 100 veicoli e 1.000 conducenti.

Un progetto che vale 68 milioni di euro

Un progetto davvero ambizioso e dai confini estesissimi. Il piano di sviluppo è stato pianificato per 4 anni ed è il più grande di questo tipo sponsorizzato dall’Unione Europea. Il budget per l’iniziativa è pari a 68 milioni di euro, di cui 36 rappresentano il contributo della Commissione Europea. L3Pilot è il primo progetto al mondo a implementare e testare in modo così completo le funzioni della guida autonoma a livello pratico.

Sperimentazione fa rima con tecnologia

“Lo scopo è quello di testare i sistemi di guida autonoma in condizioni reali, in conformità con i livelli Sae 3 e Sae 4 e in una vasta gamma di applicazioni. Sarà sperimentato un ampio ventaglio di tecnologie, dal parcheggio al sorpasso, fino alla guida in città in condizioni di traffico difficili. Complessivamente, il progetto raccoglierà dati in undici Paesi europei per valutare gli aspetti tecnici, l’accettazione degli utenti, il comportamento di guida e l’impatto di questi sistemi sul traffico e sulla società” riporta l’Ansa.

”Siamo convinti che l’iniziativa di ricerca L3Pilot creerà una piattaforma completa e ben radicata per la concretizzazione della mobilità del futuro. La forte integrazione dell’intera industria automobilistica europea e il supporto scientifico di esperti nei campi della mobilità e dei veicoli autonomi daranno slancio al progetto e lo porteranno al successo”. Insieme allo sviluppo tecnico viene analizzato anche il quadro normativo per costruttori e conducenti, in particolare in merito alla responsabilità da prodotto e al Codice della strada” ha dichiarato Aria Etemad, coordinatore del progetto L3Pilot all’interno della divisione Volkswagen Group Research.