Archivio Mensile: giugno 2019

In Italia mancano 236 mila talenti del lusso

I grandi marchi Made in Italy sono a caccia di talenti del lusso, e da qui al 2023 all’appello ne mancano circa 236 mila. Si tratta di una carenza di personale che riguarda le industrie manifatturiere delle eccellenze nei diversi settori, dall’automobilistica al design, dai mobili alla gioielleria, fino all’ospitalità, la nautica e l’alimentare. A segnalarlo è Altagamma, la Fondazione guidata da Andrea Illy, cui fanno capo le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana. Un comparto che in Italia fattura 115 miliardi di euro, contribuendo al Pil per il 6,85% e per il 53% all’export.

Il 70% del fabbisogno di personale corrisponde a profili tecnici e professionali

Tra i settori l’automotive è il più esigente, perché ha bisogno di 89.400 tra progettisti, meccatronici e manutentori. A sorpresa è seguito dall’alimentare, con una richiesta di 49.000 unità tra tecnici della vinificazione e della comunicazione, e guide enoturistiche.

La moda invece ha bisogno di 46.400 professionisti, in particolare tecnici specializzati in calzature, pelletteria, sartoria, tessuto e maglieria, e il mondo dell’ospitalità di lusso ha una richiesta di 33.220 addetti. Il design e il settore del mobile da oggi al 2023 manifestano invece una carenza di 18.300 artigiani e tecnici specializzati. In pratica, il 70% del fabbisogno di personale “vacante” corrisponde a profili tecnici e professionali.

Mancanza di formazione adeguata e di informazione sulle prospettive di lavoro

Alla radice del problema vi è la mancanza di una formazione adeguata, ma anche di un’informazione sulle prospettive di lavoro offerte da questi settori.

“Si tratta di mestieri manuali che vanno valorizzati per formare i talenti del futuro – commenta Illy – altrimenti le manifatture andranno all’estero. L’Italia ha un sistema di istruzione professionale complicato frammentato tra governo e regioni, e anche i sistemi legislativi sono complicati perché per creare istituti tecnici superiori bisogna affidarsi a una fondazione. Oggi ce ne sono soltanto 90 in Italia”.

Inoltre, è fondamentale rivedere il rapporto tra le scuole e le industrie, “avvicinandole il più possibile – aggiunge il vice ministro allo Sviluppo Dario Galli – e fare un’azione importante sulle famiglie”, facendo capire che si tratta di professioni decisamente più soddisfacenti di altre che vengono considerate più importanti.

L’esperienza positiva di Lamborghini e Fendi

Grazie a un partenariato pubblico-privato Lamborghini invece non ha un problema di carenza di personale, e negli ultimi due anni ha assunto 700 persone e raddoppiato gli stabilimenti. “I nostri investitori, gli azionisti del gruppo Volkswagen tramite Audi hanno investito da noi e hanno lasciato le competenze – spiega Stefano Domenicali, presidente e AD di Lamborghini. Anche se dobbiamo guardare avanti, e il tema delle competenze e di come stanno cambiando è il tema centrale del futuro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, riferisce Adnkronos, è l’osservatorio di Fendi. “L’artigianato è un’opportunità fantastica per l’Italia per creare posti di lavoro – sostiene Serge Brunschwig, presidente e AD di Fendi -. Noi come Fendi e tutta l’industria della moda siamo in crescita, anche sui mercati esteri”.