Archivio Mensile: febbraio 2019

Per la Generazione Z l’amore è tattica (e like)

Per la Generazione Z, ovvero i post Millennials, quelli nati tra il 1997 e il 2010, l’amore è una questione di tattica. Sembra infatti che i nativi digitali mettano al centro della loro fruizione quotidiana dei social media una vera e propria strategia di approccio che rivoluziona il linguaggio dell’amore. Z Factor, la ricerca ZooCom e Havas Media che profila la GenZ, rivela infatti un nuovo quadro di equilibri e rapporti interpersonali basati sul “like”. Il gesto social più semplice, ma carico di tanti significati e strategie.

Le 5 sfumature del like

I macro significati che può assumere un like sono cinque, visibilità, conquista, amicizia, update with, e non like. Essere visibili e avere tanti follower è sinonimo di desiderabilità. La caccia al “mi piace” è collegata all’esigenza di approvazione personale e misura la propria popolarità. E se tanti like manifestano interesse, essere uno dei primi ad alzare il pollice assicura di essere notati da chi si vuole conquistare. I like con finalità di conquista vengono elargiti generosamente, ma l’approccio diretto avviene tramite messaggio privato, per evitare gossip o imbarazzanti rifiuti. Gli amici invece sono gli easy like, ma un like poi può essere anche un modo di riavviare un rapporto raffreddato, come dire “ti ricordi di me?” Mentre il non like comunica disapprovazione, può significare delusione o prendere le distanze. Insomma, è indifferenza manifesta.

Tre profili, business, privato e fake

Questi processi, riporta Ansa, sono assolutamente naturali per la GenZ e si accompagnano a un monitoraggio assiduo di like, followers e visualizzazioni. I ragazzi tendono inoltre ad avere molteplici profili che usano con finalità diverse. Due ragazzi su tre trattano il loro profilo Instagram come se fosse un profilo di brand o da influencer, poiché hanno la necessità di tenere sotto controllo ogni metrica legata alla loro produzione social. Allo stesso modo il 73% dei ragazzi dichiara di aver utilizzato almeno una volta il profilo privato su Instagram. Il motivo non è la privacy, che la GenZ vive in modo molto più fluido rispetto alle generazioni che l’hanno preceduta. Lo fanno per non perdersi le ultime novità sulla vita dei loro amici e per monitorare meglio chi li segue e chi no.

Il body language della rete e i rapporti interpersonali

E quasi tutti hanno un profilo fake. Di tratta di una strategia per mantenere l’anonimato o penetrare le barriere del profilo privato. La GenZ utilizza spesso e volentieri i profili fake per tenersi aggiornata, ad esempio, sugli ex. L’amore non ha smesso di essere complesso, ma le regole del gioco sono cambiate. Esiste un vero e proprio linguaggio segreto della Generazione Z, un body language della rete che conduce tutti i loro rapporti interpersonali. Questo linguaggio si espande e tocca anche il rapporto che hanno con influencer e pagine ufficiali delle aziende. Basta un contenuto sbagliato, un periodo prolungato di contenuti noiosi, e il like salta.