Archivio Mensile: giugno 2018

Viaggi d’affari, i businessman li vogliono così

Come viaggiano per lavoro manager e addetti delle aziende del pianeta? Quali sono le loro esigenze e soprattutto le loro priorità? A questa e altre domande risponde una recente ricerca commissionata da Carlson Wagonlit Travel, società globale di gestione dei viaggi d’affari.

Meglio i punti fedeltà della sicurezza

Un po’ a sorpresa, si scopre dall’indagine che tre viaggiatori d’affari su dieci nel mondo sono disposti a sacrificare la propria sicurezza per guadagnare punti nei programmi fedeltà delle catene alberghiere. I viaggiatori americani sono i più inclini a questo comportamento (39%), seguiti dagli europei (34%) e da quelli provenienti dall’Asia Pacifico (28%). Per quanto riguarda i nostri connazionali, le percentuali cambiano un po’. Il valore risulta inferiore rispetto alla media europea e tra i più bassi del Vecchio Continente: infatti i viaggiatori d’affari italiani disposti a soggiornare in alberghi meno sicuri pur di ottenere punti fedeltà rappresentano il 29%, una percentuale comunque elevata. “Evidentemente, i viaggiatori sono molto concentrati sui loro punti fedeltà degli hotel, farebbero di tutto per ottenere quei benefici. Un modo per rispondere a questa sfida, evitando severe restrizioni, è lasciare che i viaggiatori collezionino punti per prenotazioni in linea con la policy aziendale” dice David Falter, President di RoomIt by CWT.

Albergo, cosa fa paura ai viaggiatori d’affari? Un intruso in camera il primo timore
Quasi uno su tre (30%) dei viaggiatori d’affari dell’Asia Pacifico ha espresso preoccupazioni per la sicurezza negli hotel. Tale percentuale si riduce al 27% per i viaggiatori provenienti dall’America e al 23% per i viaggiatori europei, mentre si attesta al 28% per quelli italiani. Alla domanda su cosa li fa sentire insicuri, esattamente la metà dei viaggiatori intervistati a livello globale ha dichiarato di preoccuparsi che un intruso possa entrare nella loro camera d’albergo. Quattro viaggiatori su dieci hanno affermato di temere che il personale dell’hotel dia inavvertitamente la chiave della loro camera o informazioni a un estraneo (41%) o di subire disagi causati dalle azioni di altri ospiti (40%).  Un terzo degli intervistati, infine, ha identificato gli incendi (36%) e gli attacchi terroristici (33%) come cause della loro preoccupazione.

Italiani più insicuri?

Per quanto riguarda i viaggiatori italiani, si scopre che questi sono più timorosi rispetto ai colleghi internazionali. La percentuale di viaggiatori d’affari che teme una possibile intrusione da parte di estranei durante il soggiorno sale al 59%, risultando la preoccupazione più diffusa tra i nostri connazionali. Seguono il timore di attacchi terroristici (36%), del rilascio involontario della chiave ad estranei (33%), di disagi derivanti da altri ospiti (32%) e di incendi (30%). La sicurezza in hotel è inoltre legata per il 39% dei viaggiatori italiani intervistati alla posizione dell’hotel.

Quali precauzioni prendono i viaggiatori per stare al sicuro negli hotel? 
Ovviamente, la maggior parte degli intervistati risponde che per stare al sicuro tiene sempre la porta della camera chiusa la chiave (75%). Più di un terzo dei viaggiatori intervistati (37%) ha dichiarato di rimuovere la chiave della stanza dal suo astuccio, in modo che nessuno possa collegare la chiave al numero della camera. I viaggiatori provenienti dall’America (42%) sono più propensi a farlo rispetto a quelli provenienti da altre regioni. Un’altra tattica, adottata dal 30% dei viaggiatori a livello globale e dal 35% in Asia Pacifico, è quella di mettere il cartello ”non disturbare” sulla porta quando escono dalla stanza. Ancora, circa il 25% degli intervistati (25%) sceglie un piano più alto quando possibile, mentre il 15% sceglie un piano più basso.