Archivio Mensile: settembre 2017

Gli oli vegetali fanno bene al cuore. Ecco perché

Il responso arriva dall’Associazione dei cardiologi europei: gli oli e i condimenti spalmabili di origine vegetale sono preziosi alleati per ridurre i rischi cardiovascolari. Quindi, via libera ai grassi, purché siano buoni e sani: anche gli Stati Uniti hanno messo il semaforo verde a questo tipo di alimentazione.

Condire bene rende il cuore contento 

Il cuore beneficia non solo di un’alimentazione corretta, ma anche un certo modo di condire i cibi. Lo afferma testualmente il “Decalogo” sulla prevenzione dei disturbi cardiovascolari, che l’European Society of Cardiology (ESC), l’organizzazione dei cardiologi europei, ha rilanciato agli inizi di settembre. A rilevarlo è ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia aderente a Confindustria. In concomitanza con il congresso europeo dell’organizzazione, svoltosi a Barcellona, i cardiologi hanno ribadito l’importanza di seguire regole precise nell’alimentazione, allo scopo di tutelare la salute cardiovascolare. Tra queste, si legge nell’elenco delle buone pratiche alimentari stilato dall’ESC, è fondamentale “impiegare oli vegetali ricchi di grassi polinsaturi e condimenti spalmabili”.

Si all’olio extravergine

L’indicazione, quindi, è forte e chiara, e premia la dieta mediterranea. Sì all’extravergine, agli oli di semi e ai condimenti spalmabili di ultima generazione, la cui formulazione si basa sui cosiddetti grassi buoni.

Non conta la percentuale, ma la tipologia

“L’attenzione non è più sulla percentuale di grassi all’interno della dieta, ma sulla loro tipologia. Ecco perché il condimento, comun denominatore tra le diverse pietanze, acquista una nuova centralità nell’alimentazione giornaliera e, secondo le indicazioni di importanti organizzazioni mediche come l’ESC, diventa essenziale per la salvaguardia del cuore” spiega Giuseppe Allocca, presidente del Gruppo condimenti spalmabili di ASSITOL. Inoltre i prodotti delle aziende italiane, riformulati per risultare più leggeri, sono veri e propri alimenti funzionali, con una composizione ricca di sostanze benefiche per l’organismo, come le vitamine, gli Omega 3 e gli Omega 6.

Via libera anche negli Usa

Così come i cardiologi d’Europa, che si sono espressi favorevolmente verso i condimenti di origine vegetale, anche i medici americani sono dello stesso avviso.  L’American Heart Association, in un articolo apparso su una nota rivista di settore, ha infatti pubblicato una serie di raccomandazioni che, prendendo in rassegna gli studi più recenti, fanno il punto sul rapporto tra il ruolo dei grassi nella dieta e i disturbi cardiovascolari. Esaminando numerose ricerche, effettuate negli ultimi anni su popolazioni diverse, è emerso con evidenza che la riduzione dei rischi cardiovascolari passa per l’introduzione, in quantità consistenti, di grassi mono e polinsaturi nel regime alimentare di tutti i giorni, controllando i grassi saturi che, tuttavia, non devono essere eliminati ma, al contrario, mantenuti nell’ambito di una dieta equilibrata. Questa indicazione, avvertono i cardiologi statunitensi, “si ripete in tutti i regimi dietetici salutari, come la Dieta mediterranea”.

Tappeti, Internet Point e take-away: ecco i settori italiani a maggioranza straniera

Sono davvero tanti i settori a maggioranza straniera: ben 17 in Italia, compresi gli ambulanti nella bigiotteria, nel tessile, poi la vendita online, la preparazione di indirizzari e le spedizioni di propaganda, tappeti, internet point, vendita porta a porta, traduzioni, agenzie matrimoniali. Se a livello nazionale sono 17 i comparti merceologici o di attività a prevalenza straniera, in Lombardia sono addirittura 27 e ben 50 a Milano, in base ai dati 2016 elaborati dalla Camera di commercio cittadina.

Crescita veloce in cinque anni

Sono tredici i territori italiani che aumentano in cinque anni per la creazione d’impresa da parte degli stranieri, secondo i dati che mettono a confronto il 2011 e il 2016. Sono: Milano, Roma, Napoli, Pescara, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Caserta, Napoli, Latina, Sassari, Prato. Una crescita che controbilancia il calo degli italiani. Si aggiungono otto aree del Paese che invertono la perdita di addetti nelle imprese, per l’apertura di titolari stranieri che assumono. Sono: Benevento, Latina, Mantova, Foggia, Lecce, Catania, Ragusa, Prato, Venezia.

Meno stranieri e meno imprese

Meno stranieri può corrispondere a meno imprese. Succede ad Aosta, Enna, Caltanissetta, Cuneo. Meno addetti e meno assunzioni di stranieri si registrano a Brindisi e Isernia.  In Italia le imprese straniere sono aumentate del 22,7%: questo fatto positivo, però, non riesce a bilanciare la percentuale di chiusure da parte di italiani, -5%, con un risultato comunque in calo del -2,5% per il comparto economico. Va meglio la Lombardia: rispetto al dato nazionale, -1% le imprese in cinque anni, grazie alla crescita degli stranieri: + 26% rispetto al calo dei titolari italiani di – 4%. Anche per il lavoro, in regione cresce la richiesta degli italiani: +0,5% e degli stranieri, +24%, con un risultato finale di +1,4%, circa 50 mila addetti in più.

Lombardia, Milano e Monza le più dinamiche

Negli ultimi cinque anni in Lombardia si è registrata una crescita a due cifre per le imprese straniere, soprattutto a Milano (+42%), Monza (+31%), Lecco (+25%), Bergamo (+21%), Varese (+17%), Pavia (+16%). A Como e Lodi la crescita degli stranieri è più contenuta: + 3% – 4%. Ma solo Milano, che cresce e Monza che resta stabile, riescono a controbilanciare il calo italiano. Nelle altre aree resta la riduzione di imprese: Bergamo – 2%, Brescia -5%, Como – 6%, Cremona – 6%, Lecco – 4%, Lodi – 8%, Mantova – 6%, Pavia – 5%, Sondrio – 7%, Varese – 4%.