Arriva il dizionario 4.0 per le imprese digitali

Arriva il dizionario 4.0, un vademecum sulle parole chiave dell’innovazione pensato per le imprese che vogliono conoscere come funzionano le nuove tecnologie, e come utilizzarle. Dall’advanced HMI al cloud computing alla cybersecurity fino alle wearable technologies, il dizionario 4.0 è lo strumento promosso dal Punto Impresa Digitale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi con l’obiettivo di coinvolgere le imprese in un percorso di crescita e approfondimento digitale. Non solo linguaggio, quindi, ma anche servizi gratuiti per la trasformazione digitale delle realtà imprenditoriali italiane.

Dall’advanced hmi alle wearable technologies

Il dizionario 4.0 contiene le parole di industria 4.0, utilizzati quindi dal linguaggio delle nuove tecnologie. Qualche esempio? Dalla advanced hmi, l’espressione che indica i dispositivi wearable (indossabili) e le interfacce uomo/macchina di ultima generazione, al bluetooth, dal cloud computing, la gestione remota di dati, al chatbot, un esempio di intelligenza artificiale (AI) che simula conversazioni umane in modo interattivo utilizzando frasi preimpostate. E ancora, da CRM (Customer Relationship Management), a cybersecurity, domotica, Internet of Things (IoT, Internet delle cose), IIoT (Industrial Internet of Things), Internet of Everything (Internet del tutto), NFC (Near Field Communication) fino alle wearable technologies, le tecnologie pensate per essere indossate da un corpo umano, che diviene il supporto naturale per farle funzionare.

I Digital Promoters al servizio degli imprenditori

E per gli imprenditori interessati alle nuove tecnologie di industria 4.0, ma che vogliano essere affiancati nel percorso digitale, sono in arrivo i Digital Promoters. Si tratta di esperti digitali che forniscono agli imprenditori un servizio di assistenza gratuita one-to-one. In primo luogo offrendo informazioni sui contributi per l’innovazione e il programma di incontri formativi ed eventi, oltre a garantire un assessment guidato per valutare la maturità digitale dell’impresa e tutte le indicazioni sui percorsi di digitalizzazione in chiave Impresa 4.0. Il tutto presso il Punto impresa Digitale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

Ma cos’è l’industria 4.0?

Se ne parla da tempo, ma cos’è esattamente l’industria 4.0? Secondo il dizionario 4.0 dal Punto Impresa Digitale è il nuovo modello di produzione e organizzazione del lavoro che porta l’automazione industriale più tradizionale verso una forma di integrazione digitale di tutte le sue componenti. La cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale, quindi, si basa sull’adozione di alcune tecnologie definite abilitanti che connettono sistemi fisici e digitali, l’analisi delle informazioni ricavate dalla Rete e una gestione più flessibile del ciclo produttivo.

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Spesometro: arriva l’Alert del fisco per differenze tra dichiarato e trasmesso

In base all’articolo 21 del Decreto legge 78/2010 “I titolari di partita Iva per i quali sono emerse differenze tra il volume d’affari dichiarato per il periodo d’imposta 2017 e l’importo delle operazioni trasmesse all’Agenzia delle Entrate con lo spesometro riceveranno un’apposita comunicazione”.

Questo è quanto si legge su Fisco Oggi, la rivista telematica dell’Amministrazione finanziaria. In questo modo, i contribuenti avvisati potranno verificare la correttezza dei rilievi effettuati, ed eventualmente, procedere alla regolarizzazione o chiedere ulteriori informazioni e chiarimenti.

“Consultare il dettaglio delle informazioni dalle quali emerge l’anomalia”

Il contribuente che si trovi ad avere un volume d’affari discordante con le informazioni in possesso dell’Agenzia delle Entrate, quindi, riceverà un Alert in cui, oltre ai suoi dati anagrafici e quelli identificativi dell’atto, verrà riportato “il totale delle operazioni comunicate dai suoi clienti titolari di partita Iva e di quelle effettuate nei confronti di consumatori finali comunicate dal contribuente stesso”.

Nella lettera “ci saranno anche tutte le istruzioni per consultare il dettaglio delle informazioni dalle quali emerge l’anomalia”, spiega l’Agenzia.

Attraverso le informazioni sugli scostamenti il contribuente potrà quindi verificarne la correttezza, e segnalare all’Amministrazione finanziaria eventuali elementi, fatti e circostanze sconosciute alla stessa, in grado di giustificare l’anomalia.

La comunicazione arriva per posta elettronica certificata o per posta ordinaria

La comunicazione arriva tramite posta elettronica certificata (Pec), riporta Adnkronos, oppure, in mancanza di un indirizzo Pec attivo, per posta ordinaria.

Con il provvedimento 517020/2018, l’Agenzia delle Entrate ha fissato, inoltre, anche le modalità di condivisione dei dati, dai quali risulterebbe l’omessa dichiarazione, totale o parziale, del volume d’affari conseguito nel 2017, con la Guardia di Finanza e i contribuenti interessati. Nello stesso documento viene indicata anche la modalità per regolarizzare la situazione o chiedere ulteriori informazioni e chiarimenti.

Se il Fisco ha ragione basta ravvedersi

I dati contenuti nella mail possono essere consultati anche nell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate riservata al proprio Cassetto fiscale, e sul portale Fatture e corrispettivi, che contiene tutte le informazioni identificative della dichiarazione Iva contestata, e tutte le operazioni e gli importi rilevanti ai fini dell’anomalia evidenziata.

Nel caso in cui il Fisco avesse ragione, per regolarizzare la propria posizione basta ravvedersi. Ogni contribuente, infatti, verificata la propria situazione, può regolarizzare eventuali omissioni o errori avvalendosi del ravvedimento operoso (articolo 13, Dlgs 472/1997), ricorda l’Amministrazione, che prevede uno sconto sulle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla violazione.

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Allarme privacy per le fatture elettroniche

Le e-fatture non rispettano la privacy. Secondo il Garante per la Privacy il nuovo obbligo della fatturazione elettronica presenta rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali. Per questo motivo ha chiesto all’Agenzia delle Entrate di “far sapere con urgenza come intenda rendere conformi al quadro normativo italiano ed europeo i trattamenti di dati che verranno effettuati ai fini della fatturazione elettronica”. E ha inviato il provvedimento anche al Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro dell’Economia e delle Finanze per le valutazioni di competenza. Questa è la prima volta che il Garante esercita il nuovo potere correttivo di avvertimento, anche a seguito di alcuni reclami.

Un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati

Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica, esteso a partire dal 1 gennaio 2019, secondo il Garante presenta un rischio relativo anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori. Un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, poiché comporta un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo a ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione. L’Agenzia, infatti, dopo aver recapitato le fatture attraverso il sistema di interscambio Sdi tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. Tuttavia non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per sé informazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati.

Le informazioni critiche contenute nella fattura

Il Garante, riporta Adnkronos, cita ad esempio, informazioni quali le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi energetici e di telecomunicazioni, le regolarità nei pagamenti, l’appartenenza a particolari categorie di utenti, o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali. Altre criticità derivano dalla scelta dell’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione sul proprio portale, senza una richiesta dei consumatori, tutte le fatture in formato digitale, anche per chi preferirà comunque continuare a ricevere la fattura cartacea o digitale direttamente dal fornitore.

In discussione anche la modalità di trasmissione

Ulteriori problemi pone il ruolo assunto dagli intermediari delegabili dal contribuente per la trasmissione, la ricezione e la conservazione delle fatture, alcuni dei quali operano anche nei confronti di una moltitudine di imprese.

Rischi aumentati quindi non solo per la sicurezza delle informazioni, ma anche per eventuali usi impropri, grazie a possibili collegamenti e raffronti tra fatture di migliaia di operatori economici.

Anche le modalità di trasmissione attraverso lo Sdi e la conservazione degli stessi dati presentano criticità per quanto riguarda i profili di sicurezza. A partire dalla mancata cifratura della fattura elettronica e dall’utilizzo della Pec per lo scambio delle fatture, con la conseguente possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica.

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Come essere un buon capo, anche in ufficio

Quando si è stressati perdere la pazienza può capitare a tutti. Anche a chi comanda. Ma se ciò accade in ufficio, il rischio è di passare facilmente per un despota. Come instaurare quindi un clima di fiducia e rispetto reciproco fra capo e collaboratori, anche nei momenti critici? Alistair Cox, il numero uno della società di selezione Hays, ha individuato le quattro regole d’oro da seguire per diventare un buon capo ufficio, e riuscire a gestire al meglio il proprio team. Una su tutte, imparare a coinvolgere il più possibile lo staff nel processo creativo. “È importante trovare una via di mezzo tra fornire tutte le indicazioni – spiega Cox – e fare in modo che i collaboratori si ingegnino per portare avanti i compiti assegnati”. In questo modo, diventa più facile raggiungere gli obiettivi.

La sottile differenza tra delegare e incaricare

Regola numero 1: quando si impartiscono ordini chi è al comando deve trovare un giusto equilibrio tra il semplice delegare e l’incaricare i propri collaboratori. Ma soprattutto, deve saper comunicare quanto sia fondamentale il loro apporto per la buona riuscita di un progetto. Al contrario, spesso i manager si limitano a dettare un compito, rischiando così di demotivare le proprie risorse. Non meno importante (regola numero 2) è ascoltare prima di giudicare. All’insorgere delle criticità i veri leader non devono semplicemente “condannare” chi ha commesso un errore, ma mostrare la capacità di ascoltare e dare l’esempio.

Organizzare meeting frequenti

Regola numero 3: organizzare di frequente meeting e sessioni di coaching. Spesso chi è a capo di un team è oberato da scadenze e nuovi progetti. Questo, però, non deve far passare in secondo piano i momenti di scambio e confronto tra il capo e lo staff. “Le review non dovrebbero essere trattate semplicemente come un’opportunità una tantum per evidenziare errori e debolezze”, commenta Cox. Darsi appuntamento una volta all’anno non basta, i membri di un team devono ricevere sempre l’attenzione che meritano.

“La comunicazione è la chiave per entrare in sintonia con lo staff”

Interessarsi attivamente alla vita dei propri collaboratori è la regola numero 4. È importante infatti che un capo riconosca l’individualità delle persone che compongono il suo team. E per fare ciò, riporta Adnkronos, è bene andare oltre il rapporto superficiale che si instaura in molti ambienti lavorativi, senza rinunciare a mantenere un rapporto professionale. “La comunicazione – sottolinea Cox – è la chiave che ci permette di entrare in sintonia con lo staff. Discutendo di diversi argomenti, anche non lavorativi, i canali di comunicazione tra manager e dipendenti vengono automaticamente ampliati, con un maggiore senso di sicurezza per entrambi”.

 

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Residence Privilege Apartments | Domotica e risparmio energetico

I lussuosi appartamenti del Residence Privilege Apartments di Vimercate rappresentano la perfetta sintesi di quel che riguarda la domotica, e dunque la presenza di un elevato livello tecnologico che consente di controllare i dispositivi di casa, che quel che riguarda invece la sostenibilità ambientale, dato che i suoi lussuosi appartamenti sono stati realizzati tenendo a mente i concetti di risparmio energetico e superamento di ogni spreco. La particolare cura del loro design e la particolare tecnologia che contraddistingue ciascun appartamento sono in grado di regalare un soggiorno veramente speciale agli ospiti e farli sentire come a casa, grazie anche all’angolo cottura presente in ciascun alloggio nonché al bellissimo terrazzino di cui ogni appartamento dispone. Soluzioni d’alto profilo dunque, sia per chi è alla ricerca di una soluzione di alloggio per spostamenti personali o di piacere, che per quanti viaggiano invece per motivi di lavoro e necessitano di una soluzione che consenta al tempo stesso di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro.

Questi appartamenti a Monza offrono inoltre tutta una serie di servizi particolarmente apprezzati dagli utenti quali il Wi-Fi gratuito, possibilità di inviare o ricevere fax, trasferimenti da e per gli aeroporti limitrofi, parcheggio privato, possibilità di portare con sé animali di piccole dimensioni, comodo servizio di lavanderia e stireria, deposito bagagli ed un bellissimo giardino in cui trovare il relax richiesto. C’è davvero tutto dunque per poter trovare il benessere desiderato, considerando anche la posizione strategica che consente di raggiungere facilmente Milano e Bergamo, oltre che Monza. È possibile provare a richiedere una quotazione online per scoprire la miglior tariffa disponibile per il periodo prescelto, o richiedere direttamente di ricevere un’offerta personalizzata sfruttando l’apposito form di contatto. Per informazioni è a disposizione il recapito telefonico 0395973861, il team sarà lieto di fornire rapidamente tutte le informazioni o indicazioni richieste.

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Tristezza da autunno, non tutti ne soffrono

Autunno, cadono le foglie… e a molti cala anche l’umore. Saranno le giornate che iniziano ad accorciarsi, il clima che diventa più umido e piovoso, ma per molti noi è più facile “ammalarsi” di winter blues, la tristezza dei mesi più freddi. Secondo uno studio sulla depressione stagionale, o SAD (Seasonal Affective Disorder), però alcune persone possiedono una sorta di scudo contro questa forma di depressione stagionale. E in generale le donne sembrano adattarsi meglio ai fattori di stress ambientale rispetto agli uomini. Pare infatti che alcune persone riescano a evitare la depressione mantenendo, o addirittura aumentando, i livelli di serotonina, il cosiddetto ormone del buonumore, per tutto l’anno. E questo accade, si legge su European Neuropsychopharmacology, anche se portatori di un gene che normalmente aprirebbe la strada al winter blues.

Colpa della mancanza di luce

Il disordine affettivo stagionale è causato proprio dalla mancanza di luce diurna, che porta ad un aumento della depressione durante l’inverno, specialmente nelle aree più lontane dall’equatore. Alcune ricerche hanno dimostrato che circa il 90% dei residenti di Copenaghen ne risentono, soffrendo di disturbi alimentari o del sonno. Sintomi clinici che con l’arrivo della primavera generalmente scompaiono.

“La luce del giorno è effettivamente un antidepressivo naturale”, spiega la ricercatrice  Brenda McMahon del Rigshospitalet di Copenaghen. Più giorni di luce impediscono quindi la rimozione di serotonina dal cervello.

Il gene della depressione

Gli scienziati, riporta Adnkronos, sostengono che il SAD è più comune nelle donne e nelle persone portatrici di un gene particolare (5-HTTLPR). Questa variante incide sulla rimozione del neurotrasmettitore dal cervello, tanto che la maggior parte dei farmaci anti-depressivi come il Prozac agisce rallentando proprio l’eliminazione della serotonina. Il team di Copenhagen guidato da Brenda McMahon ha condotto un studio su 23 giovani volontari con predisposizione genetica alla depressione, ma che, a sorpresa, facevano parte del 10% di danesi non condizionati dal cambio di stagione.

Le donne mantengono inalterati  i livelli di serotonina

I volontari sono stati sottoposto a scanner cerebrale (Pet) in estate, e poi per due volte in inverno, con l’obiettivo di osservare cosa accadeva alla serotonina. Gli studiosi hanno quindi riscontrato che il livello del trasportatore di serotonina diminuiva in media del 10% circa in inverno, con un calo maggiore nelle donne.

“Ma abbiamo anche notato – commenta McMahon – che alcuni tra i quali avrebbero dovuto sperimentare depressione stagionale, a causa della predisposizione genetica, erano comunque in grado di regolare la quantità di serotonina rimossa dal cervello, diventando più resistenti”. In particolare, le donne. Per loro i livelli di serotonina sono rimasti inalterati nel corso delle stagioni.

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Addio assegno cartaceo, il titolo di credito diventa digitale

Gli assegni bancari a cui tutti siamo abituati, quelli che i clienti presentano in banca per il versamento sul proprio conto, perdono il formato cartaceo e assumono il nuovo formato digitale. Il processo di digitalizzazione del Paese investe anche gli assegni, e questo a causa della nuova procedura denominata Check Image Truncation (CIT), che trasforma gli assegni, una volta versati in banca, in un documento digitale.

L’assegno digitale, sottolinea l’Abi in una nota, ha piena validità a ogni effetto di legge, riducendo i rischi operativi legati al suo scambio materiale e lavorazione manuale. La CIT non incide sulle modalità di utilizzo e versamento degli assegni da parte dei clienti: l’emissione e la circolazione degli stessi rimangono infatti in forma cartacea, e il versamento avviene presso gli sportelli delle agenzie o presso gli Atmmultifunzione come previsto da ciascuna banca.

Dal 9 luglio 2018 la CIT è l’unica procedura utilizzabile dalle banche

Dal 9 luglio 2018 la CIT è l’unica procedura utilizzabile dalle banche per il pagamento degli assegni. Quando si emette l’assegno, o quando lo si riceve, è importante verificare che esso sia completo di tutti gli elementi obbligatori, ovvero luogo e data di emissione, importo in lettere e in cifre, nome del beneficiario, firma del correntista che emette l’assegno bancario (cosiddetta firma di traenza), o della banca che emette l’assegno circolare, riferisce AGI.Inoltre, sugli assegni di importo  pari o superiore a 1.000 euro deve essere presente la clausola “non trasferibile”.

Gli assegni privi di uno di questi requisiti non sono regolari, non possono essere incassati, e devono essere nuovamente emessi.

Facilitare il processo di digitalizzazione

Per facilitare il processo di digitalizzazione dell’assegno e il suo incasso, è opportuno, spiega l’Abi, compilare l’assegno con una scrittura chiara e comprensibile,

apporre le firme di traenza e di girata, gli eventuali timbri e le altre informazioni rilevanti negli spazi appositi, evitando che i vari dati si sovrappongano e diventino difficilmente leggibili. Qualora non sia possibile per la banca creare una immagine digitale valida, l’assegno è sottoposto a un processo di lavorazione più lungo, di cui il cliente viene informato tempestivamente dalla propria banca.

Cosa succede se un assegno non viene pagato e come evitare le truffe

Se un assegno non viene pagato la banca non restituisce al cliente l’assegno cartaceo originario (privo di valenza giuridica), bensì una copia cartacea conforme al documento elettronico con le informazioni relative al mancato pagamento. Le banche rilasciano una sola copia cartacea conforme che può essere utilizzata dal cliente al posto dell’originale cartaceo. Diffidare di chi chiede di inviare la fotografia di un assegno per completare un acquisto, magari a distanza o sul web. Gli assegni continuano a circolare in modalità cartacea, e sono le banche a creare le immagini digitali. Spesso la richiesta di foto di assegni nasconde tentativi di truffa

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Istat: in 10 anni raddoppiato il numero di chi cerca lavoro

Negli ultimi 10 anni il numero di chi è in cerca di un’occupazione è raddoppiato, passando dai 1,5 milioni del 2007 ai 2,9 milioni dello scorso anno (+96,3%). Il tasso di disoccupazione è passato dal 6,1% all’11,2% (+5,1 punti percentuali), mentre l’occupazione è calata dal 45,8% al 44,2% (-1,6 punti percentuali).

In termini assoluti il numero di occupati è aumentato, passando da 22,9 milioni a 23 milioni (+0,6%). Tuttavia nello stesso periodo la forza lavoro è cresciuta in misura ben maggiore, da 24,4 milioni a 25,9 milioni, con un incremento del 6,4%.

ll tasso di disoccupazione rimane il quarto valore più alto tra i Paesi Ue28

I dati sono contenuti nelle tabelle dell’Istat ed elaborati dall’Adnkronos. A spingere verso l’alto il numero di persone in età lavorativa è anche l’aumento della popolazione over 15, che da 50 milioni è salito a 52 milioni, registrando un +4,1%.

Il tasso di disoccupazione, ricorda l’Istituto di statistica nel dossier Il mercato del lavoro: verso una lettura integrata 2017, ”rimane il quarto valore più alto tra i Paesi Ue28”. La distanza con l’Europa, si sottolinea nel rapporto, ”risente delle forti differenze territoriali presenti nel nostro Paese, accentuatesi ulteriormente con la crisi e anche nella fase di ripresa”.

Inoltre, se la crisi ha ampliato i divari territoriali, si osserva nel dossier, ”ha ridimensionato invece il divario di genere, colpendo soprattutto i settori di attività con maggiore presenza maschile”.

“L’elevato tasso di disoccupazione in parte è conseguenza della sensibile riattivazione dell’offerta di lavoro”

L’Istat spiega come l’elevato tasso di disoccupazione sia ‘ in parte conseguenza della sensibile riattivazione dell’offerta di lavoro, dovuta al ciclo favorevole”. Un aspetto interessante per valutare in modo più ampio il fenomeno si può avere confrontando i posti vacanti e la disoccupazione, da cui emerge ”un andamento coerente con quello che ci si aspetta dopo una contrazione economica: un aumento del tasso di posti vacanti”.

Dall’inizio degli anni ’90 a oggi l’età media delle forze lavoro è cresciuta

La ripresa della domanda di lavoro, si osserva, è condizionata da diversi fattori, tra cui ”spiccano i cambiamenti demografici”. Dall’inizio degli anni ’90 a oggi, l’età media delle forze lavoro è cresciuta di 2 anni in più rispetto all’incremento dell’età media della popolazione della stessa età.

”Il calo della quota dei 15-34enni sul totale delle forze di lavoro 15-69 anni è stato più sensibile rispetto a quello osservato sulla popolazione, mentre è stato più forte l’aumento di quello delle fasce dai 35 ai 54 anni e dai 55 ai 69 anni”, spiega ancora l’Istituto.

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Imprese italiane, le più tassate d’Europa

Le imprese italiane sono le più tassate d’Europa. E versano al fisco 101,1 miliardi di euro l’anno, per un’incidenza del prelievo sul gettito fiscale totale del 14,1%. Solo l’Olanda (14,2%) ci supera. Lo rileva la Cgia di Mestre, sottolineando che rispetto ai nostri principali competitor scontiamo differenziali preoccupanti. Tutti, infatti, presentano un “sacrificio fiscale” nettamente inferiore al nostro. Sulle aziende tedesche, ad esempio, grava un prelievo sul gettito totale del 12,3%, sulle spagnole dell’11,6%, su quelle britanniche dell’11,4% e sulle francesi del 10,2%.

“Il deficit infrastrutturale grava sul sistema produttivo per 40 miliardi di euro”.

“Sebbene alle nostre imprese sia praticamente richiesto lo sforzo fiscale più oneroso d’Europa – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – lo Stato continua a non agevolarne la crescita”. Secondo Zabeo il debito commerciale della nostra PA nei confronti dei propri fornitori è di 57 miliardi di euro, di cui una trentina ascrivibili ai ritardi nei pagamenti. “Il peso economico dell’inefficienza burocratica della macchina pubblica sulle Pmi – continua Zabeo – è di 31 miliardi, e il deficit infrastrutturale, sia materiale che immateriale, grava sul sistema produttivo per almeno 40 miliardi di euro”.

I segnali di ripresa si stanno affievolendo

L’Ufficio studi degli Artigiani di Mestre sottolinea inoltre che la priorità in Italia è la questione economica. I segnali di ripresa registrati in questi ultimi 2 anni si stanno affievolendo, e anche quest’anno la crescita sarà la più contenuta in tutta l’Ue. Per questo è necessario intervenire per abbassare le tasse, alleggerire l’oppressione burocratica, accelerare i pagamenti della PA e tornare a investire. In merito agli investimenti il Segretario della Cgia, Renato Mason, sottolinea che “pur essendo uno strumento intelligente, il piano 4.0, fortemente voluto dall’ex ministro Calenda, è stato tarato sulle esigenze delle medie e delle grandi aziende”.

“Il grado di complessità raggiunto dal fisco scoraggia la voglia di fare impresa”

Oltre ad avere un peso fiscale che rimane tra i più elevati tra i paesi più avanzati, la Cgia ricorda che è altrettanto inaccettabile che il grado di complessità raggiunto dal fisco scoraggi la libera iniziativa e la voglia di fare impresa. Non è nemmeno più rinviabile una riflessione sull’assetto della magistratura giudiziaria, riferisce Ansa. “Il nostro sistema fiscale  è costituito da tre attori: il legislatore, l’amministrazione finanziaria e la giustizia tributaria – sottolinea Zabeo -. Ora, nessuno mette in discussione l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici tributari, sta di fatto che il problema esiste e nel contenzioso giuridico tra fisco e contribuente lo squilibrio c’è e, purtroppo, è a svantaggio di quest’ultimo”.

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Viaggi d’affari, i businessman li vogliono così

Come viaggiano per lavoro manager e addetti delle aziende del pianeta? Quali sono le loro esigenze e soprattutto le loro priorità? A questa e altre domande risponde una recente ricerca commissionata da Carlson Wagonlit Travel, società globale di gestione dei viaggi d’affari.

Meglio i punti fedeltà della sicurezza

Un po’ a sorpresa, si scopre dall’indagine che tre viaggiatori d’affari su dieci nel mondo sono disposti a sacrificare la propria sicurezza per guadagnare punti nei programmi fedeltà delle catene alberghiere. I viaggiatori americani sono i più inclini a questo comportamento (39%), seguiti dagli europei (34%) e da quelli provenienti dall’Asia Pacifico (28%). Per quanto riguarda i nostri connazionali, le percentuali cambiano un po’. Il valore risulta inferiore rispetto alla media europea e tra i più bassi del Vecchio Continente: infatti i viaggiatori d’affari italiani disposti a soggiornare in alberghi meno sicuri pur di ottenere punti fedeltà rappresentano il 29%, una percentuale comunque elevata. “Evidentemente, i viaggiatori sono molto concentrati sui loro punti fedeltà degli hotel, farebbero di tutto per ottenere quei benefici. Un modo per rispondere a questa sfida, evitando severe restrizioni, è lasciare che i viaggiatori collezionino punti per prenotazioni in linea con la policy aziendale” dice David Falter, President di RoomIt by CWT.

Albergo, cosa fa paura ai viaggiatori d’affari? Un intruso in camera il primo timore
Quasi uno su tre (30%) dei viaggiatori d’affari dell’Asia Pacifico ha espresso preoccupazioni per la sicurezza negli hotel. Tale percentuale si riduce al 27% per i viaggiatori provenienti dall’America e al 23% per i viaggiatori europei, mentre si attesta al 28% per quelli italiani. Alla domanda su cosa li fa sentire insicuri, esattamente la metà dei viaggiatori intervistati a livello globale ha dichiarato di preoccuparsi che un intruso possa entrare nella loro camera d’albergo. Quattro viaggiatori su dieci hanno affermato di temere che il personale dell’hotel dia inavvertitamente la chiave della loro camera o informazioni a un estraneo (41%) o di subire disagi causati dalle azioni di altri ospiti (40%).  Un terzo degli intervistati, infine, ha identificato gli incendi (36%) e gli attacchi terroristici (33%) come cause della loro preoccupazione.

Italiani più insicuri?

Per quanto riguarda i viaggiatori italiani, si scopre che questi sono più timorosi rispetto ai colleghi internazionali. La percentuale di viaggiatori d’affari che teme una possibile intrusione da parte di estranei durante il soggiorno sale al 59%, risultando la preoccupazione più diffusa tra i nostri connazionali. Seguono il timore di attacchi terroristici (36%), del rilascio involontario della chiave ad estranei (33%), di disagi derivanti da altri ospiti (32%) e di incendi (30%). La sicurezza in hotel è inoltre legata per il 39% dei viaggiatori italiani intervistati alla posizione dell’hotel.

Quali precauzioni prendono i viaggiatori per stare al sicuro negli hotel? 
Ovviamente, la maggior parte degli intervistati risponde che per stare al sicuro tiene sempre la porta della camera chiusa la chiave (75%). Più di un terzo dei viaggiatori intervistati (37%) ha dichiarato di rimuovere la chiave della stanza dal suo astuccio, in modo che nessuno possa collegare la chiave al numero della camera. I viaggiatori provenienti dall’America (42%) sono più propensi a farlo rispetto a quelli provenienti da altre regioni. Un’altra tattica, adottata dal 30% dei viaggiatori a livello globale e dal 35% in Asia Pacifico, è quella di mettere il cartello ”non disturbare” sulla porta quando escono dalla stanza. Ancora, circa il 25% degli intervistati (25%) sceglie un piano più alto quando possibile, mentre il 15% sceglie un piano più basso.

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